TERRORISMO, CRIMINALITÀ E CONTRABBANDO: UN CONVEGNO DI SUCCESSO

Una lunga fila in via di Campo Marzio e la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari gremita sono i due segni più visibili dell’interesse suscitato dal convegno di presentazione del rapporto ICSA su Terrorismo, criminalità e contrabbando: gli affari dei Jihadisti in Medio Oriente, Africa ed Europa, che raccoglie i risultati della ricerca Fighting Terrorism on the Tobacco Road, finanziata dal progetto PMI Impact e pubblicata dall’editore Rubbettino.

La ricerca, condotta con «spirito di terzietà», ha detto il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione CSA, «perché non siamo portatori di interessi di natura politica, economica o di altro tipo», documenta come non vi sia contrabbando o traffico illecito nel quale il terrorismo jihadista non sia abilitatore o destinatario. Dalla droga al petrolio, dal tabacco alle opere d’arte, fino ai migranti, la ricerca esplora le principali dinamiche e strategie del binomio al-Qaeda/ISIS e i suoi collegamenti con le mafie e la criminalità, grande o piccola. Il sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi ha portato il saluto del governo italiano, a ulteriore conferma della percezione dell’utilità dello studio che ha coinvolto esperti provenienti sia dal mondo della ricerca accademica sia dagli ambienti dai comparti della sicurezza e della finanza.

Il prefetto Carlo De Stefano, che ha coordinato il lavoro insieme al direttore della Fondazione Italo S. Trento ed Elettra Santoni, ha sottolineato l’importanza del cosiddetto “approccio di Al Capone”, ovvero la mappatura dei flussi finanziari per individuare gli incroci tra terrorismo e criminalità, ma anche lo sforzo di sviluppare indici predittivi in grado di rispondere alla domanda su come avvenga la radicalizzazione. Lo scopo, ha detto De Stefano, non è quello di fare allarmismi, ma fornire sicurezza. Tra gli indicatori più interessanti vi è l’età media dei jihadisti, che risulta in crescita.

ICSA ha condotto il lavoro con significativi apporti, in termini di spunti di analisi e dati statistici, del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, del Nucleo Investigativo Centrale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia. Molti di questi enti hanno portato il proprio contributo anche al convegno.

Lo studio ICSA è edito da Rubbettino e conta ben 480 pagine.

Il generale di divisione Teo Luzi, capo di Stato Maggiore dei Carabinieri, ha detto che l’Italia ha oggi il modello procedurale più avanzato al mondo, anche grazie al fondamentale apporto della capillarità sul territorio. «Il rischio zero non esiste», ha detto Luzi. «Noi siamo stati in parte bravi, in parte fortunati, ma il territorio va controllato per percepire i segnali.» Il generale Giuseppe Arbore, capo del 3° Reparto del Comando Generale della GdF, si è soffermato sui traffici illeciti, citando l’aumento dei sequestri di sigarette (da 120 a 280 tonnellate negli anni 2013-18) e la probabile provenienza sospetta del petrolio venduto dalle cosiddette “pompe bianche” a prezzi insostenibili con fonti lecite. Il prefetto Gennaro Vecchione, direttore generale del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, ha segnalato che l’approccio multidisciplinare di ICSA si attaglia bene alla complessità del fenomeno terrorista.  La seconda sessione ha approfondito i temi attraverso gli apporti specialistici di Elettra Sartori, di Alberto Negri, che attingendo alla propria esperienza di inviato speciale ha illustrato la complessità della situazione mediorientale, e di Giancarlo Capaldo, che ha concluso osservando come «oggi il terrorismo non è più solo di guerra, ma è piuttosto una modalità con cui si afferma la criminalità e si fa la guerra, anche tra Stati